Catalogo di 1321 stelle doppie

misurate col grande equatoriale di Merz all’Osservatorio del Collegio Romano e confrontate con le misure anteriori
Angelo Secchi
Roma, Tipografia delle Belle Arti, 1860
[pag. 9]
220 x 290 mm
Biblioteca dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Firenze

Il catalogo di misure di stelle doppie di Padre Angelo Secchi contiene le misure fatte su questa classe di oggetti negli anni dal 1855 al 1859 con quello che era allora il grande cannocchiale Merz dell’Osservatorio del Collegio Romano. Sono in totale 2769 misure di 1321 sistemi doppi e tripli in buona parte appartenenti al catalogo Mensurae Micrometricae di Friedrich Georg Wilhelm Struve. Lo studio di questi oggetti era stato infatti affrontato in maniera sistematica dal celebre astronomo prussiano, che aveva iniziato il lavoro all’Osservatorio di Dorpat (l’odierna Tartu) e aveva poi pubblicato le sue osservazioni nel 1837 a S. Pietroburgo, nel volume sopra citato, opera che è rimasta per più di un secolo un vero e proprio vademecum per tutti gli astronomi che si sono cimentati in questo genere di osservazioni.
Padre Secchi si propone, con il suo lavoro, di riosservare tutte quelle stelle doppie che mostrano un moto significativo, allo scopo di migliorarne la conoscenza delle orbite, dove possibile, e di confermare o smentire il moto orbitale nei casi ancora dubbi. Lo studio delle stelle doppie costituirà, assieme alle prime osservazioni spettroscopiche stellari, un passo importante per la transizione dall’astronomia classica verso la nuova frontiera dell’astrofisica moderna. Se infatti la spettroscopia forniva in quegli anni le prime informazioni sulla composizione delle atmosfere stellari, lo studio delle stelle doppie forniva informazioni sulla dinamica di sistemi al di fuori del Sistema Solare, ambito cui erano rimaste confinate le speculazioni e i calcoli degli astronomi “classici”. Grazie alla conoscenza dell’orbita di una stella doppia era infatti possibile ricavare dati sulla distanza, la somma delle masse ed in alcuni casi persino le masse delle singole stelle – cosa impossibile per altra via – oppure, assumendo per questo parametro un valore statistico, ottenere le cosiddette “parallassi dinamiche”, ovvero una informazione statistica sulle distanze di questi oggetti, in un’epoca in cui le determinazioni di parallassi trigonometriche erano una rarità assoluta e di difficoltà estrema.
Era quindi la prima volta che gli astronomi disponevano di un mezzo per indagare la distribuzione delle stelle della nostra Galassia, cosa che Padre Secchi mostra di comprendere appieno. Nel catalogo infatti dedica molto spazio al confronto delle sue osservazioni con quelle di Struve e quelle di altri astronomi precedenti e coevi per mettere in risalto ovunque possibile il moto orbitale. Volendo trovare una pecca al catalogo, questa potrebbe essere l’aver conservato, nell’ordinamento delle misure, la distribuzione delle stelle negli ordini di distanza di Struve, invece di adottare il criterio dell’ordinamento per ascensioni rette crescenti che avrebbe facilitato un poco la consultazione; si tratta tuttavia di una pecca puramente formale, sicuramente ispirata dall’autorità dell’astronomo dorpatense, che anche gli astronomi odierni hanno sempre ammirato.
La pagina qui esposta mostra i dati relativi ad una delle stelle doppie più famose di moto orbitale noto, la Gamma della Vergine, che Secchi si premurò di seguire con osservazioni ripetute, ricercando la massima precisione. La pagina si trova nella sezione contenente la suddivisione degli ordini I-V di Struve, con la distinzione tra stelle Lucidae e Reliquae che è il corpo principale del catalogo (pp. 5-112); segue un’appendice con varie stelle degli ordini più separati di Struve (pp. 113-115) e di altri cataloghi (pp. 116-118); infine, una tavola riassuntiva dove le stelle osservate sono disposte secondo la classificazione del loro moto.

Giuseppe Massone - INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino