“Faro di Ancona” e “Faro di Civitavecchia”

“Cenni storici dei fari antichi più famosi e di alcuni moderni”
Alessandro Cialdi
Triplice omaggio alla Santità di Papa Pio IX nel suo giubileo Episcopale offerto dalle tre romane accademie, Tipografia della Pace, Roma, 1877
Tav. I
230 x 330 mm
Biblioteca della Specola Vaticana, Albano Laziale (Roma)

Oltre alle sue attività di ricerca, di didattica e di divulgazione, Secchi ebbe un’intensa attività di consulente tecnico-scientifico per lo Stato Pontificio. Si occupò di numerosi aspetti legati alla protezione civile, dalla collocazione dei parafulmini nei monumenti alle misure antincendio nelle basiliche romane, dai servizi di allerta meteo all’introduzione di ferrovie elettriche nello Stato Pontificio. In particolare, va ricordato il suo coinvolgimento nel rinnovamento dei fari dei principali porti dello Stato. Già a partire dalla fine del XVIII secolo, furono compiuti enormi progressi nella costruzione dei fari, la cui importanza era fondamentale per la sicurezza della navigazione. Vennero via via migliorate le sorgenti luminose (ad esempio, fu introdotta la lampada Argand, più luminosa e meno fumosa di quelle usate in precedenza) e la costruzione di riflettori parabolici argentati. Ma un progresso fondamentale fu realizzato all’inizio degli anni ’20 del XIX secolo dal fisico francese Augustin Fresnel. Egli ideò un rivoluzionario sistema di lenti e anelli prismatici che permettevano di inviare un fascio parallelo di luce in modo assai più efficace dei riflettori utilizzati sino ad allora.
Nel 1858 fu istituita una speciale commissione incaricata di rinnovare i fari dei porti dello Stato Pontificio e di costruirne di nuovi. Secchi venne chiamato a far parte di tale commissione e fu incaricato di visitare alcuni grandi porti esteri per vedere quale sistema moderno di illuminazione si potesse utilizzare nei fari papali. Prima di partire, Secchi ebbe l’occasione di visitare il faro di Civitavecchia che trovò in stato pietoso. Non solo l’edificio era pericolante e instabile ma tutto il sistema di illuminazione era rugginoso, sporco e malfunzionante. Imbarcatosi, Secchi visitò i porti di Genova e Marsiglia e poi proseguì in treno per Parigi. Nella capitale francese incontrò numerosi costruttori di strumenti e visitò anche la famosa officina di Augustin Henri-Lepaute, specializzata nella costruzione di lampade e meccanismi per fari. Secchi proseguì poi per Londra, dove incontrò William Crane Wilkins, ingegnere la cui ditta per la costruzione di fari era una delle più reputate. Infine, in compagnia del fisico Michel Faraday, che era membro della Commissione Reale per i Fari, ispezionò un faro in costruzione a Trinity House.
In seguito alla missione di Secchi, i fari di Ancona e Civitavecchia (riaccesi nel 1860), così come i tre nuovi fari, inaugurati nel 1866, furono dotati di lampade con lenti di Fresnel fornite da Lepaute. Ad esempio, la lanterna di Civitavecchia aveva un sistema lenticolare di secondo ordine a luce bianca girante (a lampi con eclissi) del diametro interno di 1,5 metri.

Paolo Brenni, CNR e Fondazione Scienza e Tecnica