“Diario di osservazioni”

Giovanni Virginio Schiaparelli,
1878
Fondo G. V. Schiaparelli, cart. 491, fasc. 1
170 x 210 mm
Archivio storico dell'INAF-Osservatorio astronomico di Brera, Milano

Giovanni Virginio Schiaparelli, direttore dell’Osservatorio di Brera: un astronomo “classico”, impegnato ad applicare i metodi della meccanica celeste al calcolo delle orbite dei pianeti, dei periodi delle comete, dei punti radianti delle meteore, scopritore dell’origine cometaria delle stelle cadenti, grande esploratore di Marte.
Angelo Secchi, il padre dell’astrofisica, lo sperimentatore di nuove tecniche, l’autore di una rivoluzionaria classificazione stellare.
Due scienziati così diversi, a volte critici nei confronti delle rispettive ricerche, ma due uomini legati da un “riverente rispetto”, da reciproca stima, da lunga amicizia.
Fu infatti sul Bullettino Meteorologico dell’Osservatorio del Collegio Romano, diretto da Secchi, che Schiaparelli pubblicò nel 1866-67, in forma di lettere dirette al collega gesuita, i suoi studi sull’origine cosmica degli sciami meteorici; e fu a Schiaparelli che Secchi si rivolse nel 1866 per istituire “una piccola società astronomica italiana” e, nel 1877, per chiedergli di correggere le bozze e curare, a Milano, la stampa del suo Le stelle.
Ed è, infine, nelle pagine del suo diario osservativo, lo “strumento” che più aveva a cuore e che considerava esclusivamente come proprio, e nel quale le annotazioni non astronomiche sono rarissime, che Schiaparelli spende le ultime parole per ricordare l’amico astronomo.
È il 26 febbraio 1878: con piccoli caratteri ad inchiostro, al centro della pagina del diario (pagina a destra), Schiaparelli annota: “Mentre io stava facendo queste osservazioni alle 7 e un quarto tempo medio di Roma moriva il Padre Secchi. Ecco privata l’Italia del suo principale e più autorevole astronomo”.
Dai tetti di Brera aveva appena osservato il lontano Nettuno e disegnato il rosso Marte (pagina a sinistra), annotando: “Mirabile dictu! L’Indo comunica col Gange e al Golfo Sabeo”.

Agnese Mandrino, INAF-Osservatorio Astronomico di Brera