Lettera di Angelo Secchi a Pietro Tacchini

Roma, 25 maggio 1873
210 x 135 mm
Archivio storico dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Firenze

La lettera spedita da Angelo Secchi a Pietro Tacchini il 25 maggio 1873 testimonia lo stato d’animo del padre gesuita in un momento cruciale della sua vicenda esistenziale e in un contesto storico particolarmente difficile. Dopo la breccia di Porta Pia e l’annessione dello Stato Pontificio da parte del governo unitario, il 3 febbraio 1871 Roma viene proclamata capitale d’Italia. I rapporti fra i due stati diventano sempre più tesi e viene emanata una serie di leggi e provvedimenti volti a limitare le proprietà e i diritti dello Stato della Chiesa. È uno dei momenti cruciali della vita personale e professionale di Secchi. La legge sull’esproprio dei beni ecclesiastici dello Stato Pontificio, che verrà promulgata nel giugno 1873, metterà Secchi a rischio di perdere il suo osservatorio, suscitando un’ondata di proteste a livello internazionale. È all’interno di questo quadro che si colloca la lettera di Secchi a Pietro Tacchini, astronomo modenese in servizio presso l’Osservatorio di Palermo, più giovane di Secchi di vent’anni, con cui il gesuita aveva iniziato una stretta collaborazione a partire dal 1865. Il loro rapporto fin quasi da subito si era trasformato in un sodalizio non solo scientifico ma umano e di profonda stima reciproca. Lo testimoniano le parole stesse di Secchi allorché, subito dopo il commento sulle comuni osservazioni astronomiche ad inizio di lettera, quest’ultimo sente il bisogno in qualche modo di rassicurare le preoccupazioni dell’amico: Quanto al mio avvenire per cui voi prendete tanta premura, io voglio sperare che non sarà così triste come temete.
Nella lettera emerge la passione di Secchi per il suo lavoro, a tal punto da affermare di voler rinunciare ad avere posizioni di preminenza in ambito scientifico pur di poter continuare a svolgere le sue attività osservative e di studio. Tacchini, dotato di sensibilità politica e ben introdotto negli ambienti romani, si dichiara disponibile nella sua lettera del 29 maggio a adoperarsi affinché l’Osservatorio del Collegio Romano possa continuare ad avere la sua centralità nel nuovo stato unitario. L’esito sarà un compromesso, in quanto Secchi continuerà a rimanere il Direttore dell’Osservatorio i cui locali verranno però isolati dal resto dell’edificio del Collegio Romano, ma accessibili allo staff.
La lettera qui riprodotta fa parte del fondo Secchi conservato presso l’Archivio storico dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri. Il fondo è costituito da un corpus di 136 lettere di Angelo Secchi a Pietro Tacchini scritte tra il 1861 e il l877. Le 214 lettere scritte da Pietro Tacchini nel periodo 1861-1877 sono invece conservate presso l’Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana. L’intera corrispondenza dei due astronomi è di recente stata trascritta e pubblicata (vedi bibliografia).

Antonella Gasperini, INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri

Bibliografia
Alle origini dell’astrofisica italiana: il carteggio Secchi-Tacchini 1861-1877, a cura di I. Chinnici e A. Gasperini, Firenze, Fondazione Ronchi, 2013.