“L’exposition universelle de 1867”

"Vue officielle a vol d'oiseau"
Eug. Cicéri, Ph. Benoist Del & Lith.
Pierre Petit Concessionnaire
Imp. Lemercier & Cie, Paris
Berlin, verlag von Goupil & Co. ; Paris, publié par Goupil et Cie ; New York, published by M. Knoedler, 1867.
Litografia dipinta a mano, 680 x 985 mm
Library of Congress, Washington

Le grandi esposizioni universali furono inaugurate a Londra con la Great Exhibition del 1851. Nate in seguito alla rivoluzione industriale erano spettacolari eventi in cui, con una grandiosa messa in scena, si presentavano le conquiste scientifiche, industriali e artistiche del mondo occidentale. La Francia seguì l’esempio di Londra organizzandone una a Parigi nel 1855. Quella del 1867, sempre a Parigi, intendeva celebrare le glorie e i successi del secondo impero di Napoleone III. Clou dell’esposizione era l’enorme edificio di vetro e ferro di forma ellittica che accoglieva gli oltre 52.000 espositori.
Pio IX, ascoltando il suggerimento di Secchi per il quale ebbe sempre molta stima, finanziò la costruzione di un meteorografo, da esporre a Parigi in quella circostanza. Oltre alle considerazioni scientifiche proposte da Secchi, tale decisione aveva ovviamente anche una motivazione politica: il meteorografo sarebbe stato un simbolo spettacolare della vitalità scientifica dello Stato Pontificio.
Lo strumento, perfettamente funzionante, venne esposto nella sezione 12, dedicata agli “Instruments de précision et matériel pour l’enseignement des sciences”. Il monumentale meteorografo (alto più di due metri), accudito dal suo inventore sempre pronto a fornire le spiegazioni richieste, destò la meraviglia e l’ammirazione dei visitatori, tra cui lo stesso Napoleone III. Il gesuita François Moigno, famoso divulgatore e editore di riviste scientifiche, non risparmiò lodi a Secchi e al suo strumento che definì “la perla scientifica dell’esposizione”. Il meteorografo venne inoltre descritto e illustrato in numerosi volumi e periodici usciti in occasione dell’esposizione (figura 1).
I riconoscimenti ufficiali non tardarono: la giuria specializzata conferì a Secchi il Grand Prix; Napoleone III gli offrì la croce di ufficiale della Légion d’Honneur (figura 2), mentre l’imperatore del Brasile Pedro II, grande appassionato di scienza, lo nominò Gran Dignitario dell’Ordine della Rosa.
Nonostante l’indubbio successo ottenuto a Parigi dal meteorografo, la sua diffusione fu assai limitata. Lo strumento era complesso, richiedeva una messa a punto assai delicata e soprattutto era estremamente costoso (18.000 franchi oro). Furono proposti anche due modelli più semplici ed economici (uno di 10000 franchi e uno di 3000 franchi) ma poche furono le commissioni. Tra queste, alcune provenivano da collegi gesuitici a Cuba, in India e nelle Filippine, e per questo ebbero delle agevolazioni. Dei meteorografi forniti agli osservatori di Palermo, di Manila, dell’Avana, di Calcutta, di Zikawei in Cina, e al Signal Corps di Washington si è persa traccia, smantellati dopo alcuni anni di servizio o distrutti da catastrofi naturali o eventi bellici. Oggi sopravvive solo il magnifico strumento conservato presso l’Osservatorio Astronomico di Roma a Monte Porzio, spettacolare testimonianza dell’ingegnosità di Secchi e del suo lavoro nel campo della meteorologia.
Dopo il soggiorno in Francia, Secchi si recò in Inghilterra, dove ebbe modo di visitare numerose istituzioni ed incontrare diversi colleghi, tra cui John W. F. Herschel.

Paolo Brenni, CNR-IGG