Stazione astronomica per l’eclisse del 1860 in Spagna

[Desierto de Las Palmas, Castellón de la Plana, 1860]
Fotografia su carta sensibile
250 x 180 mm
Archivio storico dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Roma, Monte Porzio Catone (Roma)

“Se per tutti gli astronomi l’ecclisse del 1860 offriva una attrattiva importante, per me lo era in modo speciale, perché da non pochi anni seguiva come soggetto principale de’ miei studi la struttura fisica del Sole, ed andava già divisando diversi preparativi e varie indagini da farsi in que’ preziosi momenti”. Con queste parole padre Secchi riferiva ai soci dell’Accademia Tiberina di Roma i risultati della spedizione in Spagna per l’eclisse totale di Sole del 18 luglio 1860, la prima ed unica spedizione scientifica internazionale a cui prese parte. Era per Secchi un’occasione importante per affrontare varie questioni sulla struttura del Sole, in particolare la natura delle protuberanze. Le illustrazioni e i dagherrotipi realizzati durante le eclissi del 1842 e 1851 facevano pensare alle protuberanze come fenomeni che avvenivano sulla superficie del Sole, ma non vi era un pieno accordo su questa interpretazione.
Se le “prominenze rosse” osservate attorno alla Luna nei minuti dell’eclisse fossero solo un’illusione ottica o un’effettiva realtà fisica, se allora avessero una natura solida o gassosa, se la corona che circondava la Luna durante l’oscuramento del Sole corrispondeva all’atmosfera solare, se vi fossero altri fenomeni ottici o fisici che, in occasione delle eclissi, potevano essere ricondotti alla presenza della Luna, erano tutte questioni che rivestivano grande importanza per Secchi. Il suo approccio, infatti, era diretto ad una visione unitaria del cosmo e l’osservazione delle eclissi, lo studio delle proprietà materiali dei corpi celesti e terrestri, e in generale l’indagine delle interazioni esistenti in natura permettevano in ultima istanza di svelare l’ordine meccanicistico del creato e il continuo processo di movimento e trasformazione della materia originato dall’azione divina.
Per fare chiarezza sulla natura delle protuberanze, Secchi decise di realizzare alcune fotografie su lastre al collodio, una tecnica il cui utilizzo in campo astronomico era agli albori. Su indicazione del direttore dell’Osservatorio reale di Madrid, Antonio Aguilar, Secchi scelse come luogo di osservazione il convento carmelitano del Desierto de las Palmas, nei pressi di Castellón de la Plana, nella zona di totalità (figura 1). José Monserrat, professore di chimica all’Università di Valencia, fu incaricato della parte fotografica, realizzata con il telescopio di Cauchoix, che Secchi portò con sé dal Collegio Romano, posizionato nei pressi dell’antico convento. Dalla sommità del vicino monte di San Miguel Secchi e Aguilar seguirono le osservazioni visuali con un telescopio rifrattore di Fraunhofer.
Lo spettacolo dell’eclisse fu osservato in tutta la sua maestosità e l’equipe coordinata da Secchi fu in grado di realizzare alcune fotografie relative alla fase di totalità, la cui analisi convinse Secchi a ritenere corretta l’interpretazione delle protuberanze come fenomeni solari. Ancor di più, il successivo confronto tra le sue fotografie e quelle ottenute dall’astronomo britannico Warren De La Rue a Rivabellosa, distante circa cinquecento chilometri dal sito di Secchi, evidenziò una quasi perfetta coincidenza delle posizioni delle protuberanze sulle lastre (figura 2).
Il lavoro svolto da Secchi e De La Rue permise di concludere che le protuberanze erano dunque fenomeni fisici caratteristici del Sole, e confermava allo stesso tempo l’importanza della fotografia nell’osservazione dei fenomeni astronomici. L’eclisse del 1860 si rivelò essere un vero e proprio laboratorio di collaborazione internazionale per l’analisi del fenomeno. Tra Nord America, Spagna e Nord Africa, l’eclisse fu osservata da oltre centocinquanta scienziati. La successiva condivisione delle pratiche fotografiche, insieme alla diffusione delle tecniche spettroscopiche applicate alle stelle, favorirono il consolidamento di una comunità internazionale di fisici solari, nella quale Secchi rivestì un ruolo di primo piano.

Matteo Realdi, Vrije Universiteit Amsterdam

Bibliografia
Chinnici I. (2018), “Ricordando Angelo Secchi: cronaca per la spedizione in Spagna del 1860”, Giornale di Astronomia, 44:2, pp. 23-26; Hufbauer K. (1991), Exploring the Sun. Solar science since Galileo. Baltimore and London, The Johns Hopkins University Press; Mazzotti M. (2010), “The Jesuit on the roof: observatory sciences, metaphysics, and nation-building”, in: Aubin D. & al. (a cura di), The Heavens on Earth. Observatories and Astronomy in Nineteenth-Century Science and Culture, Durham and London, Duke University Press, pp. 58-85; Secchi A. (1860), Relazione delle osservazioni fatte in Spagna durante l’eclisse totale del 18 Luglio 1860, Roma, Tipografia delle Belle Arti.