Bulletin International Météorologique de France

“Etat atmosphérique de divers points de la France et de l’Etranger le 9 Novembre 1857”
310 x 195 mm
Biblioteca Storica centrale della Meteorologia Italiana, CREA-AA, Roma

All’astronomo Urbain Jean Joseph Leverrier, direttore dell’Osservatorio imperiale di Parigi, va riconosciuto il merito di avere progettato, fondato e diretto il primo Servizio meteorologico telegrafico internazionale, realizzando una vasta rete meteorologica sinottica e uniforme, al fine di avvertire i marinai di Francia e d’Europa dell’arrivo delle tempeste, mediante dispacci telegrafici da inviare ai porti francesi ed esteri.
Il progetto, ideato dall’assistente di Leverrier, Emmanuel Liais, pur avendo ottenuto il benestare di Napoleone III 1855, poté divenire operativo solo nel 1857, poiché tardò ad arrivare l’autorizzazione del Ministero della Marina francese alle autorità portuali ad emettere preavvisi telegrafici all’approssimarsi di una tempesta.
Il 22 ottobre 1857 la Corrispondenza telegrafica pontificia ideata dal Secchi, già attiva da un biennio e pienamente operativa, avviò la collaborazione con la nascente rete di Leverrier, i cui dati venivano pubblicati nel Bulletin International de l’Observatoire de Paris, appositamente realizzato per il Servizio. Nella pagina qui riprodotta, compare per la prima volta la stazione di Roma (sesta riga, dal basso). In una lettera a Giuseppe Bianchi, direttore dell’Osservatorio di Modena, Secchi spiega al collega le modalità di rilevamento dei dati e di invio dei dispacci dal Collegio Romano.
L’applicazione del telegrafo elettromagnetico alla meteorologia fu realizzata già nel 1849 da Francesco Zantedeschi a Padova; in Francia fu proposta nel 1852 e adottata nel 1854 e precedette l’impiego dello stesso nello Stato pontificio, avvenuto nel 1855. Leverrier e Secchi si contesero dunque il primato nella realizzazione del primo servizio telegrafico meteorologico in Europa (Zantedeschi lo contestò a Secchi in Italia), ma nell’utilizzo ufficiale del telegrafo per un servizio meteorologico governativo, si può ragionevolmente ritenere che il primato vada assegnato a Secchi.
Secchi trasse vantaggio dalla collaborazione con il Servizio internazionale per i suoi studi di dinamica dell’atmosfera: “Le osservazioni raccolte dal Leverrier venivano poscia litografate e rinviate così raccolte agli osservatorii. Fu su questi bullettini che all’osservatorio [del Collegio Romano] si studiarono da principio le leggi delle burrasche”. L’analisi dei dati trasferiti su carte dell’Europa aiutarono Secchi a comprendere le traiettorie di spostamento delle perturbazioni atmosferiche: “Avendo noi fatto costruire delle carte mute d’Europa, su di esse si fecero tracciare […] le curve isobariche ed isotermiche, si riuscì a riconoscere la direzione ben definita che hanno in generale le burrasche ben circoscritte di natura ciclonica, da N-E[W] verso S-E”.
Indirettamente, Secchi suggerì l’inserimento nel Bulletin delle carte isobariche, che Leverrier iniziò a pubblicare dal settembre 1863 (figura 1): “Questi risultati forse contribuirono a fare che simili carte venissero poscia fatte costruire sistematicamente e pubblicate a Parigi dal Leverrier, che con quei mezzi che possiede una ricca nazione poté diffonderle, donde nacque la teoria de’ preavvisi delle burrasche come ora si usa”.
Le carte isobariche ed isotermiche giornaliere dell’Osservatorio del Collegio Romano costituiscono il prototipo delle moderne carte sinottiche al suolo.

Maria Carmen Beltrano, CREA-AA
Luigi Iafrate, CREA-AA

Bibliografia
A. Secchi, L’Astronomia in Roma nel Pontificato di Pio IX. Memoria (Roma: Tipografia della Pace, 1877); L. Iafrate, Fede e Scienza: un incontro proficuo (Roma: Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, 2008); E. Liais, L'espace céleste et la nature tropicale (Paris: Garnier Frères Libraires-Éditeurs, 1865) ; F. Zantedeschi, “Dei documenti comprovanti la proposta e l’applicazione da lui fatti negli anni 1849,1850,1853 e 1854, del telegrafo elettro-magnetico alla meteorologia e agli avvisi delle burrasche”, Atti dell’Imperiale Regio Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, dal nov. 1864 all’ott.1865, tomo X serie 3, dispensa sesta, pag. 1414-1423; Lettera di Carlo Matteucci ad Antonio Pacinotti, 22 luglio 1865 (Archivio Villa Pacinotti)