Misura della base trigonometrica eseguita sulla via Appia

Angelo Secchi
“Veduta generale dell’apparato per la misura della base al principio avanti al monumento di Cecilia Metella”
Misura della Base Trigonometrica eseguita sulla Via Appia
per ordine del Governo Pontificio nel 1854-55
, Roma, Tipografia della Rev. Camera Apostolica, 1858
[Tavola a fronte del frontespizio]
incisione, 300 x 200 mm
Biblioteca dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino

La misura della base geodetica sulla Via Appia, coordinata e compiuta dal P. Angelo Secchi, rivestì un interesse triplice: quello propriamente geodetico, essendo la base il lato misurato sul terreno che serve a dare la scala a tutta la triangolazione, quello storico-scientifico, perché la base sulla Via Appia, già stata misurata da Boscovich un secolo addietro, era stata oggetto di una controversia scientifica, e quello storico-archeologico, dal momento che in quegli anni la Via Appia e i molti monumenti romani che si incontrano ai lati, erano tornati a nuova luce a seguito di un grande lavoro di scavo da parte dell’architetto e archeologo Luigi Canina. Nel capitolo introduttivo alla memoria dedicata alle operazioni di misura, Padre Secchi tocca tutti e tre questi aspetti, descrivendo ovviamente l’importanza che la misura in questione aveva per le operazioni geodetiche e topografiche nello Stato Pontificio ed in tutta l’Italia meridionale, ma non trascurando l’aspetto storico-archeologico: fra l’altro, lungo la Via Appia erano ancora riconoscibili i luoghi delle originali pietre migliarie ed era quindi possibile stabile una buona corrispondenza tra le antiche e le moderne unità di misura lineari.
L’operazione di misura di una base geodetica, compiuta con i mezzi dell’epoca, è quanto di più delicato si possa immaginare: occorreva misurare un tratto di terreno aperto, lungo diversi chilometri, superando le asperità locali e fissando gli estremi del tratto misurato con dei segnali visibili da lontano e possibilmente a giro d’orizzonte per le successive operazioni. Nella collocazione degli estremi, e quindi nella misura della lunghezza, si sperava di raggiungere una precisione relativa dell’ordine del milionesimo: per una base di 12 chilometri, come quella romana, ciò voleva dire misurare la lunghezza con un errore dell’ordine del centimetro. Malgrado il dislivello tra il principio della base (di fronte al Mausoleo di Cecilia Metella), e il suo termine (alle Frattocchie) fosse abbastanza forte (125.21 metri secondo la livellazione allo scopo istituita, descritta ai Capi III e IV della memoria), la Via Appia, con la sua conformazione quasi esattamente rettilinea, non richiedeva impegnativi lavori preparatori; ciononostante, nessuna precauzione poteva essere tralasciata per assicurare il risultato. Nei vari capitoli della memoria Padre Secchi, dopo un’introduzione storica (Capo I), illustra con molto dettaglio i criteri che guidarono la scelta degli strumenti (Capo II) ed il modo d’adoperarli, come suggerito dall’esperienza diretta sua personale e dagli assistenti che lo coadiuvavano, per l’allineamento (Capo V).
In particolare, gli strumenti, essendo di nuova concezione (Secchi adottò il metodo concepito dall’ingegnere italiano Ignazio Porro, che aveva installato a Parigi una officina per la produzione di strumenti di geodesia e topografia, e che sostituiva le numerose “tese” da accostare in successione con una serie banchetti portanti dei microscopi, usando una sola “tesa” per misurare le distanze tra i microscopi stessi (figura 1) sono oggetto di una dettagliata descrizione, comprese le molte modifiche introdotte per agevolare le operazioni (Capo VI). Seguono i metodi di riduzione e di calcolo (Capi VI e VII), pure molto dettagliati, e ovviamente i risultati della misura (Capi IX-XI), riferiti con l’ampiezza consentita dal mantenere il volume entro dimensioni ragionevoli. Conclude il volume un’appendice, dove la precedente misura di Boscovich e Maire e le successive critiche degli ingegneri geografi francesi, sono ridiscusse nell’intento di risolvere la controversia.

Giuseppe Massone, INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino