Registro di disegni del disco solare

“31 agosto 1859”
[Angelo Secchi]
Disegno, 290 x 305 mm
Archivio storico dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Roma, Monte Porzio Catone (Roma)

Il primo settembre 1859 l’astronomo inglese Richard Carrington notò un brillamento improvviso, molto intenso e breve, all’interno di un’estesa e complessa regione di macchie osservata sul disco solare. In seguito, riportando i dettagli di quest’osservazione, Carrington fece notare la coincidenza tra il singolare fenomeno solare riferito e alcuni eventi straordinari occorsi nel contempo a terra (intense tempeste geomagnetiche, insolite aurore, anomalie nelle reti telegrafiche), rafforzando l’ipotesi dell’esistenza di interazioni Sole-Terra.
I fenomeni descritti sopra, oggi noti come “evento di Carrington” del 1859, furono osservati e studiati anche da Angelo Secchi. Durante le osservazioni solari eseguite in luce bianca con il telescopio rifrattore di Cauchoix dal 25 agosto al 6 settembre 1859 (figura 1), Secchi registrò le caratteristiche delle molte strutture apparse in quel periodo sul disco solare e studiò in dettaglio il gruppo di macchie n. 219 del suo registro, che aveva originato il brillamento osservato da Carrington e da altri scienziati del tempo.
La figura qui riprodotta mostra alcuni esempi dei disegni prodotti durante tali osservazioni. Essi presentano il disco solare con un diametro di circa 245 mm con la posizione dell’equatore e dei poli solari, le macchie, le facole e i pori osservati, e varie annotazioni. Queste indicano l’orario dell’osservazione, le condizioni dell’atmosfera terrestre, i calcoli effettuati per la stima della posizione eliografica delle diverse regioni viste e alcune loro caratteristiche, ad esempio, la particolare brillanza, la nuova comparsa, la rapida evoluzione. Nel disegno riguardante le osservazioni del 28 agosto 1859 (figura 2), Secchi mostra la natura complessa e la forma attorcigliata del gruppo di macchie n. 219 anche con dettagli colti utilizzando un obiettivo che permetteva ingrandimenti maggiori di quelli ottenuti per le osservazioni a disco intero. Inoltre, in alcune comunicazioni del periodo, riferisce di una spettacolare aurora boreale vista a Roma nella notte del 29 agosto 1859, di perturbazioni registrate dai magnetometri impiegati per la misura del campo magnetico terrestre, e di malfunzionamenti della rete telegrafica. Nei suoi scritti, ipotizza l’esistenza di relazioni tra il Sole e i pianeti del sistema solare, introducendo il termine “Meteorologia solare” per descrivere i fenomeni legati all’attività del Sole.

Ilaria Ermolli, INAF-Osservatorio Astronomico di Roma
Marco Ferrucci, INAF-Osservatorio Astronomico di Roma