“Protuberanze solari osservate al Collegio Romano 1871”

[Angelo Secchi]
Disegno, 216 x 310 mm
Archivio storico dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Roma, Monte Porzio Catone (Roma)

Nel 1869 Angelo Secchi iniziò delle osservazioni spettroscopiche regolari della cromosfera e delle protuberanze solari, al fine di studiarne la natura e la loro relazione con le macchie e le facole presenti sul disco solare.
La figura qui riprodotta mostra alcuni esempi dei disegni di protuberanze eseguiti durante le osservazioni, effettuate prevalentemente in corrispondenza della riga spettrale Hα, utilizzando il telescopio equatoriale Merz in combinazione con strumenti spettroscopici.
Dall’osservazione delle protuberanze, Secchi dedusse che “nelle infinite loro forme capricciose” esse sono “pure suscettibili di una certa classificazione”. Come il collega Pietro Tacchini, con cui collaborò nelle osservazioni solari, Secchi divise le regioni osservate in tre classi “distinte: quelle a getti vivi, corti e grossi, isolati e bassi e per lo più divergenti. quelle a struttura filamentosa e meno vivace, enormemente più alte, ma meno lucide, quelle con la struttura a nubi cumuliformi.” Secchi studiò i dettagli della struttura delle protuberanze osservate, stimò le loro dimensioni, ipotizzò la loro natura. Ad esempio, scrisse: “La figura 1 rappresenta un’altissima prominenza di circa 2’1/2 ossia di circa 9 diametri terrestri di altezza, per la massima parte nebulare, benché vi fossero getti nascosti. Essa è realmente disposta a 3 ordini, l’inferiore è formato da 2 masse, che uscite verticalmente si estendono orizzontalmente, la principale sotto la cifra 1 si alza per tre ordini, e si estende sulla seguente a destra, la quale è molto meno energetica. Questa ha tutta l’aria delle nubi da noi dette strati, e con la sua distribuzione accenna a temperature diverse regnanti alle differenti altezze del Sole.” Inoltre, dall’evoluzione delle regioni osservate, Secchi stimò la velocità dei getti di plasma che formano le protuberanze e comprese che per alcune regioni “la proiezione di una sull’altra, in quelle che sono un po’ vaste, produce una indicibile confusione” (figura 1). Notò l’elicità delle protuberanze (figura 2), riferendo che “l’andamento loro generale spesso ha la forma evidente di spirale”. Secchi riconobbe il legame esistente tra le macchie, le facole e le protuberanze, riferendo che “è certo un gran fatto che non vi sono mai macchie senza facole. E ora sappiamo che le macchie e le facole sono accompagnate da dislivelli nella fotosfera e da getti luminosi”, le protuberanze.
I disegni qui riprodotti in bozza corredavano una pubblicazione di Secchi sugli Atti della P. Accademia dei Nuovi Lincei.

Ilaria Ermolli, INAF-Osservatorio Astronomico di Roma
Marco Ferrucci, INAF-Osservatorio Astronomico di Roma