“Osservazioni di Giove, Marte e Saturno fatte al Collegio Romano”

Angelo Secchi
Memorie dell’Osservatorio del Collegio Romano, nuova serie, volume II
Roma, Tipografia delle Belle Arti, 1863
Tav. V
300 x 380 mm
Biblioteca dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Napoli

Grazie alle loro ottiche di alta qualità, i telescopi Merz davano eccellenti risultati nell’osservazione dei pianeti, riuscendo a definirne molti dettagli. Con il telescopio Merz del Collegio Romano, Secchi poté quindi condurre interessanti studi sui pianeti del sistema solare. La tavola qui riprodotta illustra alcune osservazioni di Giove, Marte e Saturno. Le prime due file in alto riportano i disegni della superficie di Giove, osservata tra il 1856 ed il 1857, mentre i due disegni in basso a sinistra risalgono al 1863. Secchi notò come le diverse apparenze della superficie di questo pianeta, raffrontate a differenza di anni, inducessero a pensare che Giove non fosse in uno stato solido, ma fluido. La terza e la quarta fila di disegni riproducono invece le osservazioni di Marte, sempre risalenti al 1863; nella descrizione di questo pianeta, Secchi coniò il termine “canali” per indicare alcune strutture rettilinee osservabili sulla sua superficie: è noto come tale termine sia stato poi erroneamente tradotto in alcuni giornali inglesi col termine “channels” invece di “canals”, alludendo ad una loro natura artificiale, e alimentando così il dibattito sull’esistenza di vita intelligente sul pianeta rosso. L’immagine in basso a destra raffigura Saturno, un pianeta che aveva suscitato la curiosità di Secchi fin dai suoi primissimi studi al Collegio Romano – ebbe un breve scambio epistolare con l’astronomo William Lassell, un esperto osservatore del pianeta – e di cui negli anni 1860-1861 studiò la scomparsa dell’anello, fenomeno periodico dovuto ad un effetto prospettico. Va inoltre ricordato che si deve a Secchi la prima osservazione dello spettro di Urano, avvenuta nel 1869 (figura 1). Può essere interessante sapere che Secchi era un deciso assertore del pluralismo, convinto che ogni stella avesse un proprio sistema planetario – cosa che è oggi ampiamente dimostrata – e che molti di questi che oggi chiamiamo “esopianeti” ospitassero la vita, nelle varie possibili fasi della sua evoluzione.

Ileana Chinnici, INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo