Spettroscopio a visione diretta

Merz, Monaco di Baviera, 1863
Ottone, vetro
Lunghezza cm 40
Museo dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Roma, Monte Porzio Catone (Roma)

Lo strumento qui mostrato è simile a quello descritto da Secchi nel 1867 nella sua prima memoria sugli spettri stellari e nel trattato Le Soleil. È uno spettroscopio a visione diretta a cinque prismi, ed è il risultato di una serie di test effettuati da Secchi per migliorare i risultati dell’osservazione spettrale delle stelle. Per questo motivo, lo stesso Merz, principale partner di Secchi nella realizzazione di strumenti spettroscopici, volle pubblicizzarlo come “spettroscopio stellare Secchi”. Tra i vari accorgimenti, Secchi fece sostituire i fili di ragno del micrometro – difficili da osservare nel caso di stelle deboli – con due punte metalliche, che si sovrapponevano parzialmente alla riga spettrale da misurare.
Questo non è che un esempio della pratica adottata da Secchi di modificare e costruire gli strumenti, adattandoli alle proprie esigenze di ricerca, interagendo con i costruttori o ricorrendo all’aiuto di esperti meccanici – un’abitudine che applicò nelle varie discipline di cui si occupò, dalla meteorologia, alla geodesia, ecc.
Alcuni strumenti, da lui realizzati o perfezionati nell’uso, anche in altre discipline scientifiche, portano ancora il suo nome (vedi disco di Secchi).

Ileana Chinnici, INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo

Bibliografia
A. Secchi, “Sugli spettri prismatici delle stelle fisse”, Atti dell’Accademia Italiana delle Scienze detta dei XL (1867), p. 72; A. Secchi, Le Soleil, vol. I (1875), p. 231; A. Secchi, Le Soleil, vol. II (1877), p. 446; I. Chinnici, « The maker and the scientist : the Merz-Secchi connection » , Merz Telescopes (I. Chinnici ed.), Springer 2017, 39-68.